Dune – Villeneuve alla riscoperta del Pianeta di Sabbia

Dune – Villeneuve alla riscoperta del Pianeta di Sabbia

Rassicuriamo i fan di Sting: nel nuovo Dune di Dennis Villeneuve, l’ex cantante dei Police NON appare in mutande di metallo.

Scherzi a parte, è probabile che abbiate visto il primo tentativo di portare l’opera magna di Frank Herbert sul grande schermo con la regia di (nientepocodimeno che) David Lynch (1984), film maledetto e idolatrato allo stesso momento, kitsch e immaginifico, confusionario (troppo) ma visionario. Il libro ispirò George Lucas per il suo Star Wars, Jodorowsky tentò una sua versione sullo schermo negli anni 70 (ne hanno fatto un documentario), Ridley Scott ne rifiutò la regia (per dedicarsi a Blade Runner). Fortunatamente, ci ha pensato il Villeneuve di Arrival e Blade Runner 2049 (sempre Blade Runner!) a riportarlo sullo schermo, anzi, lo stesso regista canadese ammette che i suoi primi due film di fantascienza erano volutamente stati accettati per arrivare a questo, uno dei suoi sogni, il Dune di Frank Herbert sul grande schermo.

Trama arcinota ai fan di fantascienza, ma per sintetizzare (per quanto possibile): nel 10129, l’Universo si presenta come un nuovo sistema Feudale, dove l’Imperatore governa i propri feudatari che godono di relativa libertà (purchè assoggettati al vassallaggio nei suoi confronti); la casa Atreides, una delle più potenti, viene inviata a governare il pianeta Arrakis, un deserto mortale, ma che contiene la sostanza più preziosa del mondo, la Spezia Melange, che permette di ottenere poter telepatici e telecinetici inimmaginabili. Ad opporli, la casa di Harkonnen, sostituiti proprio dagli Atreides come padroni di Arrakis. Ma il pianeta non è disabitato: i Fremen sono emarginati a casa loro  da invasori da molte generazioni, e attendono con ansia il loro messia. Per caso che sia arrivato sul pianeta nelle sembianze del giovane erede, Paul Atreides?

Se per tanti versi vi ricorda Star Wars, avete proprio ragione: come già detto, di fatto Dune ne è una delle ispirazioni, con un universo pervaso da misticismo, tirannia e messianismo liberatore (e c’è pure il pianeta desertico!). In realtà, Dune si presenta come uno Star Wars per adulti, ancora di più rispetto alla saga originale di Luke Skywalker (lasciamo stare quelle successive): qui di battute non ne troviamo, e la trama sembra quasi un intervallarsi tra realtà e sogni, tra profezie ed esplorazioni, battaglie spettacolari e fughe avventurose. Chiaramente ispirato al mondo arabo sia  da un punto di vista linguistico e culturale (costumi e tradizioni sono palesemente di ispirazione islamica e pre-islamica), sia da un punto di vista sociologico ed economico (sostituite la Spezia con Il Petrolio, L’Impero con L’Occidente e siamo dalle parti di Lawrence D’Arabia!), Dune però è molto più fedele dei suoi predecessori al testo originale. Arrakis, con i suoi costumi tecnologici eppure tradizionali, sembra un mondo perfettamente coerente, e molto meno “fantastico” di quanto lo fosse l’Universo di Star Wars. Certo, non manca l’elemento mistico, (stavolta i Jedi sono una sorellanza di streghe/maghe/sacerdotesse), ma come Villeneuve cerca di illustrare l’ecosistema di Arrakis, la sopravvivenza in un mondo arido con le tute autoalimentate, la fauna del pianeta (tipo il topolino con le orecchie che raccolgono la rugiada o il colossale verme della sabbia) rende Dune un’esperienza immersiva e molto credibile, quasi realistica.. Scenografie e fotografia super, veramente siamo alla versione fantscientifica di Lawrence D’Arabia, con i toni maestosi ma polverosi che sembrano perfetti per questo film, e naturalmente contribuiscono alla grande le musiche di Hans Zimmer.

Interpreti: sembra un all-star game, tra i vari Oscar Isaac, Stellan Skarsgaars, Dave Bautista, Jason Momoa, Rebecca Ferguson, Josh Brolin, persino Charlotte Rampling, e tutti in palla. Il protagonista è il mega-pubblicizzato Timothee Chalamet, ancora non ci ha convinto fino in fondo (anche in questo film), c’è sempre qualcosa di acquoso e artificiale nel suo sguardo, ma almeno come physique du role qui va bene (Paul è un adolescente). Idem la multietnica e politicamente corretta Zendaya; però è evidente che qui il regista ha sopperito alle debolezze degli attori più giovani.

Tutto perfetto? No. Dune appare come un mezzo film, o il primo tempo di un film (e dire che dura 2h35’), e il finale lascerà più di uno spettatore con l’amaro in bocca. Già in cantiere il secondo film, ma per ora nessuna data di uscita. CI sarebbe da dire che il giudizio su questo film è in sospeso fino al seguito (che ne sarà la conclusione – niente trilogia!). Per ora, Blade Runner 2049 ci è piaciuto (parecchio) di più, ma attendiamo fiduciosi. Diciamo che se finisce così è 5, se mantiene le aspettative è 9… dunque VOTO: 7/10

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