King Arthur: Il Potere della Spada – Il Gangster che Divenne un Re

King Arthur: Il Potere della Spada – Il Gangster che Divenne un Re

Dopo aver rinverdito il mito di Sherlock Holmes (con il terzo capitolo in arrivo entro i prossimi due anni), il buon Guy Ritchie affronta uno dei miti per eccellenza della tradizione britannica, ovvero quello della epica di Camelot, Re Artù, I Cavalieri della Tavola Rotonda, ecc.

Storia stranota, in quello che dovrebbe essere il primo di 6 (!) episodi sul grande schermo, anche se tuttavia, Ritchie la stravolge completamente, almeno se la versione più ortodossa vogliamo considerarla quella di John Boorman, Excalibur (1981), ispirandosi forse e molto di più a niente poco di meno che La Spada della Roccia, il cartone della Disney, nel senso che la trama si concentra sulle origini del futuro re d’Inghilterra, ragazzo di strada di dimenticate origini regali, fino alla deposizione del malvagio uccisore di suo padre Vortigern, e alla sua incoronazione.

Poco ortodosso in tutti i sensi, nello stile di Ritchie, Artù diventa una specie di gangster del ghetto londinese, in mezzo a contrabbandieri e prostitute, fino alla sua, inizialmente riluttante, nuova vita come capo dei ribelli, poi capo di una nazione. Insomma, è un mix che, al posto della verosimiglianza, preferisce l’aggiornamento della leggenda, con una commistione di tante storie, a volte Mosè, a volte Robin Hood, a volte Il Signore degli Anelli, a volte 300, e tante volte Snatch, forse il film più emblematico del regista UK, soprattutto da un punto di vista del suo mood ipercinetico, fatto di accelerazioni e stacchi di montaggio vertiginosi, insieme ad una selezione musicale martellante e sempre interessantissima.

Ritchie potrà piacere o meno, ma di certo ha uno stile perfettamente riconoscibile e, francamente, in questo caso sembra più maturo e meno grottesco: rimangono le battute e i dialoghi serratissimi, ma stavolta sono meno esagerati, più funzionali. Molte le scelte dicevamo poco ortodosse: costumi davvero anacronistici (con t-shirt, cappotti, camicie, cinture quasi firmate); muscoli stile Fast & Furious, superpoteri stile Marvel e scene di lotta stile kung fu; personaggi stravolti, stavolta Merlino e Mordred sono riferiti come figure del passato, sostituiti da un cast multietnico (quasi a voler richiamare la Londra del Futuro) e ben assortito: rischiosa e riuscita la scelta del protagonista semi-sconosciuto Charlie Hunnam (di sicuro ne sentiremo ancora parlare), una via di mezzo tra Tom Hardy e Brad Pitt, ma molto intenso e di stampo supereroistico; bravo e dolente Eric Bana nel ruolo del nobile padre di lui Uther; e bravissimo Jude Law, vile e cattivo come un personaggio di Shakespeare che fa un patto col diavolo pur di ottenere il potere. E c’è persino un cameo di David Beckham, più credibile del previsto. 

Insomma: film che dividerà di sicuro, ma a noi questa versione glam di una storia dove apparentemente si era detto tutto, ci è piaciuta e ci ha divertito, pur con alcuni limiti e lungaggini di troppo nella seconda metà. Certo, non parteciperà a Cannes, ma pazienza, non crediamo che Guy Ritchie si offenderà. VOTO:7/10

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